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DNA Cardiolipidomica: Oltre la Superficie del Rischio Cardiovascolare

Spesso ci sentiamo dire che, se i comuni esami del sangue sono “nella norma”, il nostro cuore è al sicuro. Ma è davvero così? Prendiamo il caso di Anna: 55 anni, sportiva appassionata di nuoto e ciclismo, parametri vitali invidiabili (pressione 120/70 mmHg, BMI di 23,6) ed esami cardiologici (ECG e prova da sforzo) del tutto normali.

Apparentemente, Anna è una “macchina da guerra”. Tuttavia, il test DNA Cardiolipidomica di Diagnostica Spire ci permette di andare oltre, fornendo informazioni che i comuni esami non prendono in considerazione.

Cos’è la Cardiolipidomica?

A differenza dei normali esami che misurano gli omega-3 nel siero (influenzati da ciò che abbiamo mangiato nelle ultime ore), la cardiolipidomica misura il contenuto di acidi grassi nella membrana dei globuli rossi.

Poiché queste cellule vivono circa tre mesi, il valore ottenuto è molto più stabile e rappresenta una fotografia reale dello stato di salute cardiovascolare a lungo termine, meno sensibile alle variazioni dietetiche giornaliere.

L’Omega-3 Index: Il semaforo del cuore

Secondo gli studi del Prof. Harris, l’Omega-3 Index (la percentuale di omega-3 sulla membrana cellulare rispetto agli altri acidi grassi) è un potente predittore del rischio di infarto.

  • Sotto il 4%: Rischio elevato (altamente sconsigliato).

  • Tra 4% e 8%: Fascia di rischio intermedia.

  • Sopra l’8%: Valore protettivo per il cuore.

Nel caso di Anna, nonostante l’alimentazione sana, il test ha rivelato un Omega-3 Index di 4,97%. Un valore abbondantemente sotto la soglia di sicurezza dell’8%, che indica la necessità di intervenire nonostante l’apparente ottima salute clinica.

Il Metodo PLIM: I 4 Pilastri della Genetica

Oltre alla lipidomica, il test valuta quattro parametri genetici fondamentali, facilmente ricordabili con l’acronimo PLIM (ispirato al simpatico eroe dei bambini, il pagliaccio Plim Plim):

  1. Pressione

  2. Lipidi

  3. Infiammazione

  4. Metilazione

Questi indicatori permettono di studiare tre aspetti cruciali:

  • L’Omega-3 Index (già citato).

  • Livelli di Acido Arachidonico: se presente in eccesso, aumenta lo stato infiammatorio.

  • Rapporto Omega-6 / Omega-3: fondamentale per l’equilibrio cellulare (il rapporto ideale è 4:1).

Perché fare questo test?

Mentre una valutazione clinica tradizionale potrebbe concludersi con una “pacca sulla spalla”, la DNA Cardiolipidomica ci dice se, a livello cellulare e genetico, siamo davvero protetti. Identificare una carenza silente, come nel caso di Anna, permette di personalizzare l’integrazione e la dieta prima che si presentino problemi clinici reali.